La magia di Orta San Giulio e del Sacro Monte

/ Aprile 26, 2019/ Posti curiosi

Si sente spesso dire “questo è uno dei borghi più belli d’Italia ”, e Orta è probabilmente lo specchio di questa espressione. Luogo ideale per una gita che pare catapultare nel passato.

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Sapete che io bazzico spesso nella punta alta del Piemonte, zona delle mie montagne preferite, e di grandi laghi.

I paesini lacustri mi lasciano affascinata e ispirata, il merito è degli scenari panoramici e delle leggende che fanno la storia di questi luoghi, come Orta San Giulio.

Botteghe, palazzi affrescati e stretti vicoli compongono lo scenario del piccolo comune in provincia di Novara, che si affaccia sul Lago di Orta, da cui emerge l’Isola di San Giulio.

I luoghi che ti sto per descrivere sono facilmente raggiungibili da Varese Milano e Torino. Scopriamoli.

Orta San Giulio

Parcheggiare è facile, ma molto caro. E purtroppo non ho trovato un’alternativa.
Il lato bello è che il luogo si può visitare in qualsiasi condizione meteo senza perdere il fascino che lo caratterizza.

Sono vive le tracce del passato, che si mescolano ai locali più moderni.
Nella piazza principale, la Piazza Motta, ti consiglio di pranzare al Pan&Vino, che offre una vasta scelta di piatti freddi, per nulla banali.

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Il ristorante rimane sotto i portici, e si affaccia sul Palazzo della Comunità, anche chiamato Broletto, risalente al 1582.

Non c’è più nulla del nucleo fondato in epoca preromanica, ma le sue strade e qualche edificio hanno ancora un forte richiamo al periodo medievale.

Da qui suggerisco due percorsi: la visita all’Isola e le sponde limitrofi e la salita al Sacro Monte di Orta.

San Giulio: L’Isola del silenzio

Dalla Piazza Motta ci sono tante imbarcazioni che effettuano il servizio di collegamento. Consiglio il traghetto ufficiale e non le piccole barchette, che altro non sono che taxi e ti costano molto di più per fare la stessa cosa.

Con poco meno di €5 a biglietto potrai girare liberamente per le sponde e divertirti a scoprire le particolarità di ognuna.

L’isola di San Giulio è un vero e proprio gioiello. Ospita pochissime abitazioni e l’Abbazia Mater Eccelsiae, dove vivono 74 monache benedettine di clausura.
Esse producono il famoso pane di San Giulio, in onore dell’omonima festività.

Ci sono due percorsi che formano un anello, la Via del Silenzio e la Via della Meditazione. Alcuni cartelli ti daranno qualcosa su cui riflettere.

Pranzare sull’isola dev’essere molto magico e romantico ma un altro punto importante da visitare è senza dubbio la Basilica di San Giulio, ricca di affreschi risalenti al 1400, dai colori molto intensi.
Non è permesso fare foto, ci tengo a ribadirlo perché ho visto fin troppi turisti infrangere le regole.

Scendendo nella cripta si trova la salma di San Giulio in una bara di cristallo.

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La leggenda di San Giulio

Giulio e Giuliano, due fratelli originari della Grecia, giunsero a Gozzano.
Dalle sponde del Lago osservavano incuriositi uno scoglio roccioso e inospitale che fuoriusciva dalle acque e che pareva essere la tana di un drago decimatore di bestiame, distruttore di case e raccolti, divoratore di persone.

Giulio raggiunse l’isola e armato di spada, sconfisse il drago.

Pare che oggi, dietro l’altare della basilica sia conservato un osso di notevoli dimensioni. Potrebbe essere un ritrovamento fossile di qualche dinosauro acquatico, o potrebbe essere la vertebra del drago.
Tu cosa ne pensi?
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Il Sacro Monte di Orta

Tornando sulla piazza principale di Orta San Giulio, proseguiamo lungo una scalinata in salita che conduce alla Chiesa dell’Assunta. La vista da lassù sorvola i tetti e giunge fino al lago.

Io ho proseguito verso destra, ammirando Le ville con vista lago, fino ad arrivare all’inizio del Sacro Monte che fa parte del gruppo dei nove sacri monti alpini in Piemonte e Lombardia, considerati i patrimoni dell’umanità e beni UNESCO.

Il percorso è immerso nella natura, formato da 20 cappelle affrescate con più di 300 statue in terracotta a grandezza naturale.

L’inizio della costruzione delle cappelle risale ai primi del 1600, esse rappresentano la vita di San Francesco d’Assisi.

Abitando io alle pendici di un altro Sacro Monte, ho amato questo posto e condivido il pensiero che lo ha portato a far parte dei beni Unesco: ” rappresenta un’integrazione di successo tra architettura ed arti decorative in un paesaggio di grande bellezza”.

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