Gran Canaria: pericolo all’Arco del Coronadero

Luogo

Percorso ad anello sull’isola di Gran Canaria nel distretto di San Bartolomé de Tirajana

Durata

3h – 11km

Difficoltà

EE (Escursionisti Esperti) Non adatta a chi soffre di vertigini

Dislivello

380 mt

Escursione in solitaria all’Arco del Coronadero

Il Barranco Hondo, sull’isola di Gran Canaria, presenta diversi trekking. L’Arco del Coronadero ad esempio, era il mio obiettivo di questo percorso scovato per caso in rete mentre mi rilassavo a bordo piscina nel villaggio in cui alloggiavo.

L’Arco del Coronadero è il più grande arco in pietra naturale dell’isola. Il massiccio di Amurga, diviso in due dal burrone, è la zona più antica e si è formata durante il Miocene circa 5-12 milioni di anni fa. Senza dubbio è uno dei luoghi più spettacolari dell’isola: le sue pareti ripide disseminate di numerose grotte formano un lungo e profondo taglio nell’orografia dell’isola. 

Dai un’occhiata alle mie storie su instagram, troverai l’album in evidenza Gran Canaria.

Ci spostiamo nell’area del sud-est dell’isola, nel comune di San Bartolomé de Tirajana.

Attraversiamo un piccolo passaggio sotto l’autostrada per iniziare a camminare attraverso il canyon fino a quando ci colleghiamo con un sentiero sterrato.

Incontro subito tre ragazzi che si dirigono lungo il canyon per una meta diversa dalla mia. Sono di New York, ma uno di loro vive lì ed ha abitato a Gallarate, in Provincia di Varese, dove vivo io. Ma quante probabilità c’erano? I cammini riservano sempre grandi sorprese.

Proseguiamo lungo un arido sentiero che riflette le nostre ombre, sotto un sole radioso ma intenso.

Immediatamente entriamo nel canyon, dove le pareti verticali ed erose acquistano maggior risalto e altezza.

Passiamo attraverso una canalizzazione in cemento, che in tempi di pioggia porta l’acqua del Barranco Hondo attraverso il tunnel fino al Barranco la Monta-Berriel e da lì alla Presa del Conde.

Ben presto saluto i ragazzi e mi trovo sola davanti ad un’altissima parete rocciosa: “l’Arco non si vede da nessuna strada. La tua meta è lassù – mi dicono – buona fortuna”.

E così io, sola, senza imbraghi e con le vertigini, mi sono costretta a scalare il canyon. Se mi fosse successo qualcosa (zero connessione telefonica, zero segnaletica, zero esseri umani) chissà come sarebbe andata a finire.

In ogni caso, come puoi vedere dalle mie storie su instagram ce l’ho fatta! Ed è proprio vero quello che dico sempre: la vista più bella è dopo la salita più dura!

L’arco era lì, più piccolo di come lo immaginavo ma maestoso e dominante sul burrone del canyon.

Wow. Un momento indescrivibile ed una risata isterica. Fino al giorno prima quell’arco rosso era solo una foto sul mio telefono! Un gentile locale camminava proprio lassù e si è offerto di scattarmi una foto, è stata l’unica consolazione umana dopo la salita, fino alla discesa.

A farmi compagnia solo il suono del vento e il grido di un rapace in caccia.

Dall’alto, faccio un tour visivo dei punti di interesse che circondano questa struttura arcaica. In basso verso sud-ovest c’è la montagna dei Tabaiba. Luogo di particolare rilevanza per le antiche Canarie, che usavano la loro cima come una torre di avvistamento e da dove avvisavano con falò di possibili pericoli.

Sulla sua parete nord-est si trova Los Altos del Coronadero o Los Salineros. È una massa rocciosa di difficile accesso, nella cui somma sono state contate 36 torrette di pietre intrecciate in forma cilindrica; costruzioni di interesse religioso e astronomico per gli antichi abitanti della zona.

A sinistra del canyon, la grande parete di roccia in cui si trova l’arco. A destra, come una fortezza inaccessibile, gli Altos del Coronadero stanno con le loro torrette.

Mi dispiace tanto che le foto non rendano la profondità, perché è stato da brividi entrare sotto l’arco e trovarmi in pendenza verso il vuoto assoluto del canyon.

Il ritorno è stato ancora più complicato, oltre al vento destabilizzante non trovavo la benché minima segnaletica. Il mio punto di riferimento era un tunnel scolpito nella roccia da passare con torcia frontale, ma non l’ho mai trovato. 

Con l’aiuto delle mappe gps, tra app su cellulare e orologio, ho camminato lungo l’alta via fino a scendere al punto di partenza, da cui ho imboccato il sentiero fino alla macchina.

Ti facilito il compito, qui troverai il mio percorso già segnato 🙂

Sulla collina di questo pendio passa un fosso chilometrico, utilizzato nei decenni passati per l’irrigazione delle colture di pomodoro. Ho seguito quella in totale solitudine e sensazione di libertà.

E’ stato uno dei momenti più emozionanti della mia vita da escursionista. Indipendente e fortissima. Cosa voglio di più?

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